Incentivi - Certificati Bianchi

Certificati bianchi: cosa sono e come funzionano

Titoli di efficienza economica (TEE), meglio noti con il nome di certificati bianchi. Si tratta di un meccanismo introdotto nel 2005 per promuovere un utilizzo sempre più razionale dell’energia. I titoli, infatti, certificano i risparmi energetici conseguiti da vari soggetti attraverso la realizzazione di determinati interventi ai quali corrisponde il riconoscimento di un contributo economico. Questo rappresenta un incentivo alla riduzione del consumo energetico in relazione al bene distribuito, elettricità oppure gas.

Cosa sono i certificati bianchi?

I certificati bianchi consistono in titoli acquistabili e successivamente rivendibili il cui valore è stato originariamente fissato a 100 €/tep (tonnellate equivalenti petrolio), valore soggetto a variazioni stabilite anche in funzione dell’andamento del mercato. Il valore energetico di un tep è comparabile al consumo annuale di energia elettrica di una famiglia media.

Come si legge nel sito del Gse, Gestore servizi energetici, l'ente che autorizza l'emissione dei certificati bianchi, si tratta di “titoli negoziabili che certificano il conseguimento di risparmi energetici negli usi finali di energia attraverso interventi e progetti di incremento di efficienza energetica”. In altre parole, le aziende e i distributori di energia elettrica e di gas naturale ottengono dei titoli ogni qualvolta dimostrano all’ente incaricato di aver raggiunto, attraverso degli interventi specifici, degli obiettivi annuali di risparmio energetico. Il risparmio così ottenuto viene quantificato in tonnellate equivalenti di petrolio risparmiate. Nello specifico “un Tep, equivale a circa 5,3 MWh elettrici e circa 1.200 Nm3 (normal metro cubo, ossia il volume di gas a condizioni standard) di gas naturale”. Per accedere al meccanismo dei certificati bisogna raggiungere, con il proprio progetto di efficienza energetica, una quantità minima di risparmio energetico definita in 20 tep/anno.

 

L’utilità.

Prima di tutto quella ambientale e di risparmio energetico. Ma cosa spinge le aziende a proporre progetti di efficientamento energetico? Oltre alla tutela ambientale anche un ritorno di tipo economico. Questi certificati, infatti, possono essere commercializzati. Come afferma l’Enea “le società possono assolvere l'obbligo (di efficienza energetica, ndr) realizzando interventi che diano diritto ai certificati, oppure acquistando tali titoli da società terze”. Esistono due modalità di compravendita: o mediante transazioni bilaterali, utilizzando il registro Tee a cui l’azienda si deve iscrivere, oppure partecipando alle negoziazioni sul mercato dei Tee. Questa compravendita è diretta dal Gme (Gestore mercati energetici), l’ente a cui è affidata l’organizzazione e la gestione economica del mercato elettrico. Per ciascun titolo scambiato è previsto un corrispettivo in euro, definito annualmente sempre dal Gme.

 

La normativa.

Il sistema dei certificati bianchi nasce con il decreto ministeriale 20 luglio 2004 e dall’esigenza di raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica dettati dall’Unione Europea che prevedeva di ridurre entro il 2020 il consumo annuo di energia primaria del 20%. Uno degli strumenti indicati dalla direttiva era proprio l’innovativo sistema dei titoli di efficienza energetica. 

 

Chi può chiederli?

I soggetti abilitati a richiedere Certificati bianchi sono i distributori di energia elettrica e gas con oltre 50mila clienti finali, i soggetti con Energy Manager, e le Energy Service Company (ESCo), società, cioè, che effettuano interventi finalizzati a migliorare l'efficienza energetica.